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Città
A fine Trecento, le prime testimonianze di presenza ebraica in città: l’atto di acquisto di un terreno per le sepolture e il permesso di svolgere attività feneratizia. Nei due secoli successivi, il gruppo visse condizioni relativamente buone. Molti ebrei esuli da Spagna e Portogallo e dalle terre tedesche furono accolti dai duchi d’Este che vedevano in loro una risorsa per l’economia dei propri territori.

Tuttavia, una crescente insofferenza della popolazione locale e le pressioni esercitate dallo Stato della Chiesa determinarono provvedimenti restrittivi, sfociati nell’introduzione del segno distintivo nel 1620 e nella reclusione in ghetto nel 1638, per volere del duca Francesco I. A tale scopo fu destinata un’area del tessuto medievale dove era già concentrata parte delle residenze e delle attività degli ebrei. Occupava in origine le vie Blasia e Coltellini, fra via Emilia e via del Taglio; nel 1724 fu incluso anche vicolo Squallore e, nel 1783, via Torre. Durante la notte, il quartiere era chiuso da quattro cancelli; al termine di via Blasia (angolo via del Taglio) un paracarro conserva ancora le tracce di un cardine, verosimilmente appartenuto ad uno di essi. Nel congestionato spazio interno, circa un migliaio di persone, tutte le attività lavorative e diverse sinagoghe succedutesi nel corso dei secoli (in via Coltellini 25 ne è documentata una di rito spagnolo, in funzione sino alla metà dell’Ottocento; ne rimane riconoscibile la corte di accesso).

Fu la dominazione napoleonica (1796 – 1815) ad equiparare gli ebrei agli altri cittadini; ripristinato il ghetto negli anni della Restaurazione, la comunità fu definitivamente emancipata con l’annessione al Regno d’Italia (1859).

Alcuni degli isolati più malsani sono stati demoliti a inizio Novecento. Al loro posto, fu realizzata l’attuale piazza Mazzini.


Vie Blasia, Coltellini, Torre, Del Taglio, vicolo Squallore

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