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Città

Tracce certe di una stabile presenza ebraica risalgono alla fine del XIII secolo. Per tutta l’età dei Carraresi (1318 – 1405) il gruppo visse in condizioni relativamente tranquille dedicandosi al commercio e al prestito di denaro. Il passaggio della città alla Repubblica di Venezia (1405) determinò un progressivo inasprimento delle condizioni, in particolare nelle attività professionali. Rimase tuttavia permesso agli ebrei di laurearsi presso la prestigiosa università della città, sia pur con tasse aggiuntive. Proprio da quegli anni, Padova divenne importante centro per gli studi ebraici, ospitando figure di rilievo.

Risale al 1603 la reclusione nel ghetto. Fu scelta l’area prossima alla piazza delle Erbe in cui la comunità era da tempo già stata concentrata e dove si trovavano botteghe di ebrei e due sinagoghe. Portoni sorvegliati la isolavano nelle ore notturne: due sull’attuale via S. Martino e Solferino (poco oltre via Roma e in angolo con via dei Fabbri), una al principio di via dell’Arco, una lungo via delle Piazze. Lo spazio residenziale, per il quale erano versate alte pigioni, era assai esiguo e malsano (655 persone nel 1616) per cui si sviluppò in altezza, creando alte costruzioni a basso interpiano, come nelle case torre di via dell’Arco. Fulcro dell’area era la corte della Scola Todesca (ingresso da via S. Martino e Solferino, 20) che, secondo un progetto mai realizzato, avrebbe dovuto inglobare l’adiacente corte dei Lenguazzi diventando la piazza centrale del ghetto.

Il vincolo della segregazione cadde all’arrivo dei francesi nel 1797, e al passaggio della città sotto l’Impero austro-ungarico non venne ripristinato. La piena parità giunse nel 1866 con l’annessione al Regno d’Italia.

Anche dopo l’abolizione del ghetto, le principali istituzioni comunitarie allora esistenti – le sinagoghe, il Convitto Rabbinico, la scuola – rimasero insediate in questa zona.


Via S. Martino e Solferino / via delle Piazze / via dell’Arco

Visite guidate su prenotazione a cura del Museo della Padova Ebraica