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Città

I primi nuclei ebraici nel Marchesato di Saluzzo sono della fine del XV secolo. Distribuiti all’origine in diverse frazioni della regione, fra Cinque e Seicento si concentrarono nella città di Saluzzo. Con il passaggio del Marchesato sotto i Savoia e il trattato di Lione (1601), la storia degli ebrei saluzzesi è comune a quella degli ebrei di tutti i territori sabaudi. Nel 1723 le Regie Costituzioni, emanate dal re Vittorio Amedeo II, disponevano la segregazione nel ghetto. Non se ne conosce oggi la prima collocazione, tuttavia nel 1795 il ghetto fu “trasferito” in un isolato del chiassetto Venezia, prossimo all’attuale piazza Risorgimento. Dall’interno del cortile, al numero 10, si ha accesso alla sinagoga, ricavata all’ultimo piano di un edificio prospiciente il vicolo, priva di caratteri esteriori che ne dichiarino la presenza.

Dopo la breve sospensione del periodo napoleonico, la reclusione nel ghetto fu ristabilita negli anni della Restaurazione e definitivamente abolita nel 1848, con i Regi Decreti emanati dal re Carlo Alberto di Savoia-Carignano.

Dopo la seconda guerra mondiale il vecchio chiassetto Venezia è stato rinominato “via dei Deportati ebrei” a ricordo delle 29 vittime della Shoah deportate da Saluzzo. Dal 2009 l’istallazione “Tracce del ricordo” ne commemora i nomi con piccole targhe d’ottone incastonate nella pavimentazione stradale in corrispondenza delle abitazioni in cui vissero. Molte sono visibili a breve distanza dall’antico ghetto, sulla piazza Risorgimento, su via Spielberg e su via Bodoni.


Via dei Deportati ebrei