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Città

Un gruppo di ebrei ha vissuto a Palermo fin dal VI secolo, al tempo del pontefice Gregorio Magno, e vi è rimasto ininterrottamente fino all’espulsione (1492). Era numeroso e costituiva la comunità ebraica più importante e di riferimento di tutti gli ebrei di Sicilia. Beniamino da Tudela parla nel suo viaggio (1170-1173) di circa tremila ebrei palermitani, con più sinagoghe e un ospedale con giardini. Al momento dell’espulsione cinquemila persone avrebbero lasciato la città. Anche Ovadià da Bertinoro (1487) soggiornò a Palermo, descrivendo la vita della comunità in una lettera al padre. Gli ebrei vissero sempre insieme ai cristiani e solo in certi periodi furono obbligati a portare il segno distintivo. Gli ebrei si occupavano soprattutto di tessitura, tintura e commercio in genere. Il re Ruggero II concesse loro molti privilegi fra cui il monopolio della lavorazione della seta che aveva sede addirittura nello stesso Palazzo reale, oggi palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana. Qui venne tessuto e ricamato il celebre mantello di re Ruggero, oggi conservato nella Weltliche Schatzkammer der Hofburg di Vienna.

Palermo era una città cosmopolita, emporio di scambi tra musulmani e cristiani, in cui ogni quartiere aveva caratteristiche economiche e sociali precise. Il quartiere ebraico era Harat al Yahud e faceva parte del quartiere più grande Harat al Masgid (quartiere della moschea di Ibn Saqlab). Questo si divideva in due parti: quella degli ebrei, confinante con il Cassaro con la Porta di Ferro, e quello musulmano Harat abu Himaz. Gli altri quartieri della città erano: la Galca (antica Paleopoli), il Cassaro (antica Neapoli), lo Harat as Saqalibah (quartiere degli Schiavoni) a nord del Cassaro, la Halisah (attuale Kalsa).

Il quartiere ebraico è oggi riconoscibile tra le centrali via Maqueda e via Roma. È delimitato a nord-ovest da via Ponticello, a nord da via Calderai, a est da via S. Cristoforo, a sud da via Giardinaccio fino a piazza Quaranta Martiri. Da via Calderai, attraverso un passaggio (arco della Meschita), si entra nel vicolo della Meschita e, proprio di fronte all’ingresso, si trova la chiesetta della Madonna del Sabato, a lungo in abbandono, destinata a divenire luogo di studio e di culto per gli ebrei di Palermo, al termine del restauro. Percorrendo il vicolo, si arriva in piazza della Meschita. Il quartiere racchiude l’Archivio storico comunale, al quale si arriva da via Maqueda attraversando un vicolo che porta al cortile, e la chiesa di S. Nicolò da Tolentino, costruita sul sito della sinagoga visitata da Ovadià. Lo ricorda un’iscrizione in latino sul pilastro destro della porta centrale. Il cimitero, come indica una pianta del 1777, si trovava nell’attuale via Abramo Lincoln, a nord-est di corso dei Mille. Qui, dopo il 1492, fu scavato un fossato che ha trasformato l’area.