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Città

Una presenza ebraica ben documentata a Cagliari iniziò con la conquista aragonese della città nel 1323. Nel 1492, nonostante la convivenza pacifica, avvenne l’espulsione da tutti i domini della corona spagnola, che colpì anche gli ebrei della Sardegna. Una parte di loro accettò la conversione al cristianesimo, ma la maggior parte tornò nel continente.
Oggi è possibile ripercorrere nel quartiere Castello quel secolo di presenza ebraica, attraversando l’intrigo di stradine ai piedi di piazza Palazzo e piazzetta Cannas, fino alla panoramica via Santa Croce. Nella piccola sede dell’Associazione Chenàbura (venerdì in sardo), un piccolo museo raccoglie oggetti della tradizione ebraica. Da qui si può iniziare a scendere per attraversare le numerose stradine della juharia: via de la Fontana (con fonte riservata agli ebrei ma utilizzata da tutti gli abitanti del Castello) fino a via de Orifanti (oggi via Corte d’Appello), attraversando le tre vie dei Genovesi, la via Stretta (già via Vinaria, dove si svolgevano i commerci) fino a via Santa Croce, dove si trova l’omonima chiesa. È possibile che quest’ultima sorga proprio sul sito dell’antica sinagoga. Il confine del quartiere ebraico correva lungo la via Santa Croce, già vico dei Giudei, e terminava alla Torre dell’Elefante. Il forno si trovava nella zona del Balice, dove oggi c’è l’università, mentre veniva utilizzato il macello cittadino con una parte riservata agli ebrei. Dai soli documenti si possono individuare le aree dove sorgevano i cimiteri, fossar judeorum, uno fuori dalla cinta muraria del Castello e altri nell’antico quartiere Stampace e presso Porta Palabanda, vicino al convento di San Francesco. Di nessuno esistono oggi tracce evidenti.

La storia degli ebrei in Sardegna iniziò in età antica (I secolo era volgare), poco successiva a quella degli ebrei di Roma. Gli storici raccontano che l’imperatore romano Tiberio nel 19 e.v. inviò in Sardegna con leva militare coatta 4000 ebrei, residenti a Roma, per combattere il brigantaggio e lavorare nelle miniere di metallo. Alla fine della leva molti tornarono nella penisola ma una parte si stabilì nell’isola, come dimostrano ritrovamenti archeologici che vanno dalla fine del III al V secolo, in particolare nelle catacombe di Sant’Antioco, nella Sardegna occidentale. Gli scavi hanno infatti portato alla luce numerosi reperti con simboli e iscrizioni in caratteri ebraici, oggi conservati nei musei archeologici di Sassari e Cagliari, le principali comunità ebraiche dell’epoca insieme a quella di Alghero. Il silenzio sulla presenza ebraica in Sardegna durò per circa otto secoli. Si riparlerà della loro presenza all’inizio XIV-XV secolo, con l’avvento del dominio aragonese e durerà fino alla espulsione del 1492.


Via Lamarmora, via dei Genovesi, via Stretta, via Corte d’Appello, via Santa Croce

Associazione Chenàbura
Via Lamarmora, 88 – 09124 Cagliari CA
http://www.chenabura.it/

Museo Archeologico Nazionale di Cagliari
Piazza Arsenale, 1 – 09124 Cagliari (CA)
https://museoarcheocagliari.beniculturali.it/