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La presenza ebraica a Napoli, documentata sin dall’epoca romana e bruscamente terminata con l’espulsione del 1541, è legata a diverse collocazioni nel tessuto urbano. Si trattò per lo più di accorpamenti volontari – le giudecche – determinati da fattori di varia natura. La toponomastica attuale e ancor più quella del passato ne rievocano l’esistenza e l’ubicazione.

Nei pressi dell’anfiteatro romano (i cui ruderi rimanevano in vista sino a tutta l’epoca medievale), lungo l’asse dell’antico Decumano superiore oggi strada dell’Anticaglia, è attestato un vicus Judeorum, corrispondente all’attuale vico Limoncello. Il principale elemento che porta a ipotizzare una concentrazione ebraica intorno al vicolo – tuttora parzialmente leggibile nel suo tracciato originario – è certamente la denominazione. Non si sa, tuttavia, a quale epoca possa eventualmente risalire una effettiva permanenza ebraica nei suoi dintorni. Il nome “Judeorum” compare per la prima volta in un documento del  1002, ma tale identificazione della via potrebbe anche riferirsi un toponimo già allora superato. Né si hanno notizie di sinagoghe o bagni rituali nella zona, a fronte invece di numerosi istituti cristiani. Gli ebrei vi risiedettero forse dall’età romana o soltanto dall’età bizantina, dopo un possibile periodo nell’area di S. Marcellino.

Dopo il XII secolo, ripristinata la più frequente denominazione “dei Dodici Pozzi” e “Spogliamorti” (per la contiguità con la chiesa in cui venivano rimossi gli indumenti ai defunti nel tragitto per il cimitero), il nome “de li iudei” tornerà in rari contesti, nel periodo immediatamente successivo all’espulsione degli ebrei dal regno.